Ciò che vediamo è solo una parte del dente, la corona che sporge dalla gengiva. Il dente però ha anche una radice immersa nella gengiva che serve ad assicurare il nutrimento necessario alla sua vitalità. All’esterno il dente è costituito da tessuti duri che si chiamano smalto, dentina e cemento. Nel cuore del dente c’è la polpa, un tessuto molle costituito da cellule, vasi sanguigni e nervi. Infine il dente è “piantato” nell’osso per mezzo di un legamento ammortizzante: il legamento parodontale.
Il gel sbiancante, diffuso ormai da molti anni, non erode lo smalto, non danneggia le gengive e non è tossico. Può comunque arrecare, come effetto collaterale transitorio, una maggiore sensibilità al freddo. Occorre che il trattamento sia mirato in base alle pigmentazioni da correggere e a seconda dello stato dentale del paziente: è pertanto indicata la supervisione dell’odontoiatra affinché il trattamento sia efficace.
Alcune persone hanno una dentatura particolarmente sensibile. Tuttavia, l’ipersensibilità al caldo e al freddo può anche indicare la presenza di una carie, o verificarsi quando le gengive si ritirano e lasciano esposto il colletto dei denti (parte iniziale della radice, molto sensibile). In entrambi i casi serve una visita di controllo dal dentista.
Questa reazione fastidiosa può accadere. Generalmente passa dopo pochi giorni ma se dovesse durare oltre le 4-5 settimane è necessario intervenire nuovamente sul dente trattato.
I denti si allineano lungo le arcate e si assestano in funzione delle forze muscolari e dello spazio che hanno a disposizione. Talvolta, però, la lunghezza dell’arcata non è sufficiente a ospitare tutti i denti e in questi casi gli ultimi denti che erompono non riescono ad allinearsi correttamente, disponendosi dove trovano minore resistenza. Nel caso in cui si voglia allineare i denti nelle arcate per ripristinare una buona occlusione, ma non è possibile un’espansione dell’arcata, può essere necessaria l’estrazione di elementi dentari che spesso sono perfettamente sani.
[toggle title="A che età è consigliabile effettuare la prima visita odontoiatrica?"]Una prima visita specialistica è consigliabile fra i 3 ed i 6 anni di età. Una crescita disarmonica delle basi ossee o un’alterata funzione dell’apparato stomatognatico (masticazione, respirazione, deglutizione) può essere corretta e trattata più efficacemente se intercettata precocemente. Una malocclusione, anche in fase di dentatura da latte, può essere il segno di una disarmonia dento-scheletrica. Nel caso in cui si voglia allineare i denti nelle arcate per ripristinare una buona occlusione, ma non è possibile un’espansione dell’arcata, può essere necessaria l’estrazione di elementi dentari che spesso sono perfettamente sani. [/toggle]
Il fluoro è fondamentale nella prevenzione della carie; tuttavia una sua assunzione eccessiva causa la fluorosi, con effetti negativi sui denti e su altri organi. Fondamentale è la dose somministrata, che deve essere calcolata in base all’età del bambino ma anche in base al fluoro contenuto nell’acqua che beve. Esistono apposite tabelle relative alle acque minerali più vendute, per quella del rubinetto basta contattare l’ente erogatore.
Se il dente da latte è prossimo alla caduta non è necessario, se invece deve restare ancora a lungo in bocca sì perché se si permette alla carie di distruggere il dente si perde spazio nell’arcata con conseguenti problemi ortodontici. Inoltre i denti cariati sono fonte di infezione, non solo in bocca ma in tutto l’organismo.
Non è realistico eliminare lo zucchero. E’ importante insegnare ai più piccoli e praticare una corretta igiene orale evitando cibi dolci alla fine del pasto affinché lo zucchero resti meno a contatto con i denti. I trattamenti preventivi per la carie sono numerosi (dalla sigillatura dei solchi alle applicazioni topiche di fluoro), chiedi al tuo dentista.
[toggle title="A che età è consigliabile mettere l'apparecchio?"]Tranne che in alcuni casi, in cui è necessario intervenire precocemente, solitamente attorno ai 9 anni. Questo consente un’ottima correzione dei difetti in un intervallo di tempo ragionevole (circa 2 anni).[/toggle]
Mancando un sostegno posteriore è necessario ricorrere a un impianto. Non sostituendo il dente perso si perviene all’estrusione del dente antagonista e alla migrazione di quelli vicini con alterazione della masticazione.
A parte alcune malattie che potrebbero anche avere controindicazioni temporanee, una persona in buona salute può sicuramente ricorrere agli impianti.
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Esiste un limite di età per inserire gli impianti?
Una volta completata la crescita ossea, non c’è un limite d’età ma è imprescindibile che il paziente sia in buona salute.
Il diabetico può ricorrere agli impianti se ha la glicemia sotto controllo.
Inserire un impianto è molto meno traumatico che estrarre un dente: l’anestesia locale durante l’intervento, il ghiaccio applicato in zona e gli analgesici rendono il disagio trascurabile.
La tecnica TRANSMUCOSA di inserimento degli impianti, adottabile in determinati casi, non prevede l’uso di punti in quanto non viene tagliata la gengiva. Negli altri casi invece i punti sono necessari e vanno rimossi dopo 6 o 7 giorni.
Generalmente l’intervento è semplice e breve: meno di un quarto d’ora per un singolo impianto. Naturalmente l’intervento va programmato assieme al dentista dopo accurate analisi.
Non c’è limite alla loro durata: la letteratura conferma che la maggior parte degli impianti inseriti 30 anni fa è ancora perfettamente funzionante. Importante però è rispettare i controlli periodici, fare l’igiene orale professionale e chiedere consigli al proprio dentista.
[toggle title="E’ frequente il rigetto di un impianto?"]Non si verifica il rigetto data la biocompatibilità del titanio di cui sono fatti gli impianti. E’ invece possibile che non si osteointegrino o che perdano l’osteointegrazione. In questo caso l’impianto è estratto e sostituito con un altro impianto.[/toggle]
Spesso è possibile inserire un impianto postestrattivo immediatamente dopo l’estrazione del dente. Si toglie il dente e nell’alveolo opportunamente trattato, si inserisce un impianto.
Se non c’è osso sufficiente in altezza o larghezza della cresta, esistono diversi metodi che permettono un aumento della massa ossea finalizzata all’inserimento degli impianti.
La situazione cambia in base alla situazione esistente. Se sui denti adiacenti a quello da sostituire si sono fatti interventi interessanti è più indicato il ponte perché permette di preservare le corone compromesse. Se i denti invece sono integri, è consigliabile un impianto. La situazione va definita sulle condizioni specifiche del paziente e sulle sue aspettative.
Sono impianti in titanio di diametro ridotto, particolarmente indicati per stabilizzare una dentiera che non deve necessariamente essere sostituita, ma può essere stabilizzata nella stessa seduta di inserimento dei mini impianti, evitando in taluni casi il palato, poco tollerato da certi pazienti.